Questa sera è luna piena. E mi sembra il momento perfetto per aprire un libro, Miraculeuses plantes d’Hildegarde de Bingen (Rustica, 2017), dedicato a Ildegarda di Bingen, considerata da molti una delle prime figure della naturopatia europea.
Ildegarda di Bingen visse nel XII secolo: nacque nel 1098 in Germania e morì nel 1179. Monaca benedettina, badessa, scrittrice e compositrice, lasciò un patrimonio straordinario nel quale spiritualità, osservazione della natura e conoscenza delle piante si intrecciano continuamente.
Ho acquistato quest’estate il libro con le ricette e i consigli di Ildegarda nell’abbazia di Thoronet, in Provenza.
Quel luogo mi ha incantata: potente, spirituale e allo stesso tempo profondamente terreno, custode commovente della memoria della monarchia francese.
Un tempo Prosper Mérimée quando era ispettore dei monumenti storici, contribuì in qualche modo a salvarla dalla distruzione. Da allora, le sventure sembrano aver risparmiato questa abbazia, le cui porte sono ancora aperte ai visitatori e ai musicisti.
Ildegarda non visse mai a Thoronet: i suoi monasteri si trovavano in Germania, lungo le rive del Reno. Ma quasi nove secoli dopo, i suoi libri sulle piante sono arrivati nelle mie mani proprio qui, nel silenzio di un’antica abbazia provenzale.
Ho aperto il libro a caso e mi sono imbattuta nella più famosa delle ricette di vino attribuite a Ildegarda:
Il celebre vin cordial
Ingredienti:
- 10 rametti di prezzemolo fresco con le foglie
- 1 bottiglia di vino, bianco o rosso
- 1 cucchiaio di aceto di vino
- 3 cucchiai di miele
Preparazione:
Versare il vino in una casseruola, aggiungere l’aceto, il miele e il prezzemolo. Riscaldare per circa 5 minuti, quindi versare in una bottiglia e chiudere.
Nella tradizione di Ildegarda esiste un intero universo di Kräuterweine: vini alle erbe ai quali venivano attribuite proprietà benefiche.
Per esempio:
Veilchenwein — il vino alla violetta contro la malinconia
Una versione della ricetta prevede:
- 15 g di erba o fiori di violetta
- ½ litro di vino bianco
- 5 g di galanga in polvere
- 5 g di liquirizia in polvere
La violetta viene fatta cuocere nel vino; successivamente si aggiungono la galanga e la liquirizia. Il preparato viene lasciato riposare durante la notte, poi nuovamente riscaldato e filtrato.
Con il tempo, la violetta si è rivelata molto più complessa di quanto lasci pensare la sua delicata bellezza. Nella sua composizione sono stati identificati flavonoidi, antociani, salicilati, composti fenolici e persino particolari peptidi vegetali — le ciclottidi. Alcune di queste sostanze hanno mostrato attività antiossidante, antinfiammatoria e neuroprotettiva in studi sperimentali.
Forse è proprio per questo che le antiche idee sulla violetta come pianta legata allo stato d’animo dell’essere umano ci sembrano oggi particolarmente curiose — anche se la scienza non conferma le concezioni medievali relative al trattamento della «malinconia».
Ildegarda e il ritmo della natura
Ildegarda viveva seguendo il ritmo della natura.
Osservava il susseguirsi delle stagioni, il movimento degli astri e i cicli lunari, considerando l’essere umano come parte di un ordine naturale più grande.
Secondo la sua visione, anche le piante avevano un proprio ritmo e un proprio momento: il momento in cui raccoglierle, essiccarle e utilizzarle.
Le sue opere Physica e Causae et Curae divennero importanti fonti per la conoscenza medievale delle proprietà delle piante, dell’alimentazione e della salute.
Nel 2012 papa Benedetto XVI ha proclamato Ildegarda Dottore della Chiesa.
Un posto speciale nella sua eredità appartiene al mondo vegetale. Nella Physica, Ildegarda descrive numerose piante e le loro proprietà, dall’aloe alla lavanda. Per questo viene spesso considerata una delle figure di spicco che hanno preceduto la tradizione europea dell’erboristeria e della naturopatia.
Nel libro c’è una sezione meravigliosa, L’hortus medicus d’Hildegarde, il «giardino medicinale di Ildegarda», dove sono raccolte le piante alle quali attribuiva diverse proprietà.
A distanza di quasi nove secoli, alcune delle sue osservazioni possono sembrare sorprendentemente attuali. La lavanda è effettivamente associata al rilassamento e alla riduzione dell’ansia; il finocchio viene utilizzato tradizionalmente per sostenere la digestione; la salvia per la gola e il cavo orale; lo zenzero è noto per il suo impiego contro la nausea.
Naturalmente, le spiegazioni medievali di Ildegarda sono molto diverse da quelle della scienza contemporanea.
Ma nelle sue parole rimane qualcosa di sorprendente: osservava attentamente la natura e si affidava alla sua capacità di accompagnare e aiutare l’essere umano.
Forse è proprio per questo che, aprendo oggi il suo libro, sentiamo che la distanza tra noi e quella donna vissuta 850 anni fa non è poi così grande.
Raccoglieva le piante del giardino monastero nel lontano XII secolo. Ma dicono che ancora oggi, nelle notti di luna piena, i veri amanti della natura possano intravedere la sua figura luminosa e l’orlo del suo lungo abito in qualche parco…
Mi affascina l’idea stessa di guardare alle piante non soltanto come a un insieme di principi attivi, ma come a una parte di un quadro più ampio: la natura, le stagioni, i ritmi dell’essere umano e del mondo che lo circonda.
Per questo, questa sera, apro il mio libro proprio alle pagine dedicate alle piante di Ildegarda.
La luna piena è un bellissimo pretesto per rallentare, accendere una candela, sentire il profumo delle erbe e ascoltare un po’ più attentamente noi stessi. 🌿🌕